Il Ruolo dell’Agronomo nella Sostenibilità Ambientale: molto più di “campi e trattori”

il ruolo dell'agronomo

 

L’immagine che spesso associamo all’agricoltura e alle coltivazioni è quella di un agricoltore nei campi, ma la realtà è molto più complessa di così e coinvolge una figura professionale poco conosciuta ma fondamentale: la figura dell’Agronomo.

L’agronomo è quel professionista che funge da regista della sostenibilità agricola, influenzando le scelte su cosa coltivare e su come farlo in modo efficiente e rispettoso dell’ambiente e svolgendo un ruolo fondamentale nelle sfide del cambiamento climatico,della scarsità delle risorse naturali e della tutela della biodiversità.

Agricoltura e ambiente: un equilibrio delicato
Nel corso degli anni, per rispondere alla crescente domanda di cibo, l’agricoltura ha sempre più spesso adottato pratiche intensive che hanno permesso di aumentare la produzione, ma che non sempre sono risultate sostenibili.
Ecco perché oggi si parla sempre più di agricoltura sostenibile: un modello che punta a produrre cibo in modo efficiente.

Chi è l’agronomo e che ruolo svolge nella tutela ambientale?
L’agronomo è quel professionista che possiede competenze scientifiche e tecniche che consentono di progettare, gestire e migliorare i sistemi agricoli nel senso più ampio possibile: l’agronomo infatti non si occupa solo di coltivazioni, ma anche di tutela del suolo, gestione delle risorse idriche, valutazione ambientale, economia circolare e innovazione tecnologica.
Il ruolo dell’agronomo è quello di analizzare, pianificare e suggerire le soluzioni migliori affinché l’agricoltura:

  • produca alimenti di qualità;
  • rispetti i cicli naturali;
  • limiti al minimo l’impatto sull’ecosistema.

In poche parole: un agronomo lavora per il futuro del pianeta, anche se spesso lo fa lontano dai riflettori.

Le buone pratiche che fanno la differenza
Ma cosa fa concretamente un agronomo per la sostenibilità? Ecco alcune delle pratiche che promuove:

  • Rotazione delle colture: studia come alternare e consociare le piante coltivate in un terreno per mantenere fertile il suolo.
  • Uso di varietà resistenti: si occupa di scegliere piante meno vulnerabili ai parassiti o alla siccità, riducendo il bisogno di trattamenti chimici.
  • Irrigazione: promuove sistemi di irrigazione più efficienti e di raccolta dell’acqua piovana per un uso più sostenibile delle risorse idriche.
  • Conservazione del suolo: studia tecniche per prevenire l’erosione e migliorare la struttura del suolo, ad esempio lasciando coperture vegetali o riducendo le lavorazioni profonde.
  • Fertilizzazione sostenibile: redige piani di concimazione adeguati per minimizzare l’impatto ambientale e valorizza l’uso di compost e ammendanti organici al posto dei fertilizzanti chimici.

Queste soluzioni non sono semplici da applicare: richiedono analisi, calcoli, monitoraggi, e soprattutto una profonda conoscenza dell’ambiente in cui si lavora. È per questo che sono chiamati a occuparsi di tutto questo dei professionisti con le competenze e l’esperienza necessarie: gli agronomi

Sostenibilità e tecnologia: un binomio vincente
Essere sostenibili non significa tornare al passato, anzi! Le tecnologie oggi a disposizione degli agronomi permettono di fare scelte più precise ed efficaci: con i sensori, i droni, le immagini satellitari e i software di gestione è possibile sapere, in tempo reale:

  •  quanta acqua serve a una coltura;
  • quando e dove intervenire con concimi;
  •  come varia la fertilità del terreno da un’area all’altra.

Questo approccio prende il nome di agricoltura di precisione, ed è uno dei principali strumenti con cui l’agronomo rende l’agricoltura più efficiente e meno impattante sull’ambiente.
Anche tutte queste tecnologie richiedono conoscenze adeguate per poter utilizzare correttamente gli strumenti, per leggere e interpretare i dati che forniscono, per prendere le decisioni conseguenti. E quale figura professionale ha queste conoscenza? Ancora una volta: l’agronomo!

Agronomi e innovazione: il caso Agritech
Un esempio concreto del lavoro degli agronomi nella sostenibilità è il progetto Agritech, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questo Centro Nazionale per le Tecnologie dell’Agricoltura (appunto, Agritech) promuove soluzioni innovative per migliorare la competitività dell’agricoltura italiana e, allo stesso tempo, per ridurre l’impatto ambientale.
Tra le varie attività del progetto c’è una forte attenzione alla valorizzazione degli scarti agroalimentari.  Agronomi e ricercatori lavorano insieme per trasformare i residui delle coltivazioni (foglie, potature, scarti alimentari) in compost, biochar o biostimolanti naturali.
Il risultato? Meno rifiuti, terreni più fertili e un’agricoltura che chiude il cerchio, in linea con i principi dell’economia circolare.

Un futuro verde ha bisogno degli agronomi
È evidente come il settore agricolo stia affrontando un periodo di grande trasformazione. La maggiore consapevolezza ambientale e l’obiettivo di una maggiore efficienza con un minore impatto (sia ambientale che economico), richiede necessariamente una transizione dai vecchi metodi, che ci hanno portati al punto in cui siamo, alle nuove tecniche, più rispettose dell’ecosistema. In quest’ottica sempre più aziende, cooperative e anche pubbliche amministrazioni cercano figure in grado di progettare sistemi sostenibili: l’agronomo è la principale figura chiave in questa transizione, con competenze che non si limitano ai campi, ma spaziano tra ambiente, innovazione, economia e scienza.
Oggi gli agronomi lavorano per un futuro più giusto, produttivo e rispettoso dell’ambiente, un futuro green in cui ogni scelta nel settore agrario è presa in modo consapevole.

Domenico Ronga

 

*Questo articolo è una versione divulgativa basata su studi tecnici più approfonditi. Per entrare nel dettaglio scientifico, è possibile leggere l’articolo tecnico originale qui