L’Agronomo: Guida al Tesoro Nascosto del Turismo Rurale Italiano
I “custodi della terra” che trasformano i campi in mete da sogno e valorizzano la bellezza autentica del nostro Paese.

L’Italia, con i suoi paesaggi spettacolari, le sue antiche tradizioni e i suoi sapori, è ricca di opportunità per il turismo rurale che aspettano solo di essere riconosciute per poter prosperare, meglio se in maniera sostenibile, e il modo migliore per far emergere e valorizzare questo patrimonio paesaggistico e culturale è quello di coinvolgere in questo processo gli agronomi, professionisti che non si fermano alla “semplice” conoscenza della terra, ma che vanno ben oltre, diventando vere e proprie guide nella riscoperta delle aree rurali del Paese e promuovendo modelli di sviluppo che intrecciano agricoltura, ambiente, cultura e benessere sociale.
Grazie all’intervento di un agronomo è possibile ridare vita alle economie locali, ma anche migliorare la qualità della vita sia delle comunità rurali che dei visitatori: come? Riportando allo splendore i borghi antichi, trasformando i soggiorni presso le aziende agricole in vere e proprie esperienze, raccontando storie del territorio attraverso i prodotti locali.
L’Agronomo e la Multifunzionalità: Un Binomio Vincente

Oramai l’agricoltura non è più semplice produzione di cibo: è molto di più, e al centro di tutto c’è la multifunzionalità agricola, un concetto che intende l’agricoltura anche come motore di benessere sociale ed economico per l’intera collettività. In quest’ottica l’agronomo si occupa di progettare aziende agricole che non solo coltivano e allevano, ma offrono anche servizi culturali, educativi, ricreativi e di accoglienza.
Vediamo il caso più comune di questo nuovo panorama: gli agriturismi.
Un agriturismo non è solo un luogo dove dormire, l’agriturismo promosso dagli agronomi è una forma di turismo sostenibile che dà la possibilità ai visitatori di immergersi nella vita agreste, di partecipare a laboratori e degustazioni, di scoprire la biodiversità locale.
È proprio in questo contesto che gli agronomi esprimono al meglio la capacità di innovare, di valorizzare i prodotti tipici e di rendere accessibili le bellezze naturali, trasformando una singola azienda agricola in una destinazione turistica completa (e consapevole).
Un esempio di questa visione? La storia di Luca Bianchi: Luca Bianchi è un agronomo marchigiano di Fabriano con una grande passione per l’apicoltura che, grazie alle sue competenze e alla sua visione di insieme, ha saputo convogliare questo suo interesse in un’attività complessa che include produzione di pane e pasta, laboratori didattici, degustazioni e consulenze sulla sostenibilità. La sua convinzione è chiara: è necessario puntare sulla multifunzionalità per tenere vive le zone incontaminate, non è più sufficiente contare solo sulla produzione. Questo approccio permette di integrare diverse attività e diversi servizi, garantendo non solo la sopravvivenza, ma addirittura la prosperità delle aree rurali, grazie a un’offerta turistica ricca e diversificata.
Le Competenze dell’Agronomo: Un Mosaico di Saperi per il Territorio
È chiaro che per guidare questa trasformazione l’agronomo deve avere molte competenze in diversi ambiti:
• agricoltura e ambiente: una conoscenza profonda delle tecniche di agricoltura sostenibile, della gestione delle risorse e della conservazione della biodiversità, che consente all’agronomo di definire come coltivare rispettando l’ambiente e valorizzando la specificità del territorio;
• sviluppo rurale: la conoscenza delle dinamiche socio-economiche delle aree rurali permette di promuovere uno sviluppo che tenga conto non solo del territorio ma anche delle esigenze delle comunità;
• gestione del turismo e creazione di esperienze: nell’ottica della multifunzionalità l’agronomo fornisce anche consulenze per la creazione di esperienze turistiche coinvolgenti, così da aiutare le aziende a trasformare la vita quotidiana in un’opportunità di scoperta per turisti e visitatori;
• comunicazione e marketing: queste competenze sono necessarie per poter comunicare in modo efficace il valore delle risorse locali, dei prodotti tipici e delle esperienze offerte, così da raggiungere un pubblico sempre più ampio.
Tutte queste competenze fanno sì che l’agronomo possa assumere il ruolo di facilitatore e di tramite tra il mondo agricolo e quello turistico, creando quindi un collegamento tra innovazione e tradizione che possa portare a uno sviluppo economico, sociale e ambientale.
La Ricerca e gli Studi: Validare il Ruolo Cruciale dell’Agronomo
Importanti studi e ricerche accademiche supportano il ruolo centrale dell’agronomo. Il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, ad esempio, ha portato avanti un progetto di ricerca approfondito sul tema dell’agriturismo e dello sviluppo rurale in Italia: questa ricerca ha messo in evidenza come gli agronomi, insieme agli operatori turistici, siano figure fondamentali per la crescita del settore perché, agendo come promotori dell’economia locale, contribuiscono a rendere l’Italia una destinazione turistica sempre più competitiva.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati su riviste scientifiche e presentati in convegni internazionali, e confermano che l’agriturismo è un settore in forte crescita nel nostro Paese e che gli agronomi, con la loro capacità di valorizzare le risorse locali e promuovere pratiche agricole sostenibili, sono attori fondamentali del cambiamento.
Oltre alla ricerca dell’università di milano ce ne sono altre che hanno permesso di sviluppare strategie innovative per gestire e valorizzare il patrimonio culturale e naturale, ad esempio il Progetto REACT (Rigenerare i paesaggi culturali delle aree interne in una prospettiva people-centered) dell’Università degli Studi di Firenze, che ha dimostrato l’importanza di un approccio interdisciplinare e olistico. Questo studio ha permesso di raggiungere risultati concreti sia nel definire delle linee guida operative che nella creazione di reti sociali.
Tutta questa teoria va però concretizzata, e la figura dell’agronomo è l’ideale per farlo: grazie alle sue ampie competenze può sia guidare il recupero delle aree interne sia promuovere un turismo rurale autentico e sostenibile.
Innovazione Agricola e Rinnovamento Generazionale: Il Futuro nelle Mani dell’Agronomo
Il rinnovamento generazionale in agricoltura è un altro aspetto in cui l’agronomo gioca un ruolo da protagonista: anche in questo ambito si sono svolti diversi studi che supportano questa affermazione, ad esempio lo studio condotto da Silvia Sivini e Annamaria Vitale, che ha analizzato diversi casi studio nel Sud Italia mostrando come l’agricoltura multifunzionale e l’agroecologia siano in grado di attrarre i giovani al settore agricolo, offrendo sia opportunità di reddito che un forte contatto con tematiche ambientali e sociali che possono rendere la vita in campagna attraente e stimolante.
Questa transizione può avvenire, nuovamente, grazie all’intervento dell’agronomo, stavolta in veste di facilitatore che può aiutare i giovani a sviluppare progetti innovativi che integrano produzione agricola, servizi turistici e valorizzazione del territorio. Tutto questo favorisce il ricambio generazionale, contrasta lo spopolamento delle aree rurali e migliora anche il benessere socio-ecologico grazie a pratiche che tutelano la biodiversità e le risorse naturali, andando oltre, quindi, i semplici vantaggi di produzione. Grazie a tutto questo le aziende che adottano questi modelli, diversificando le attività e promuovendo pratiche sostenibili, diventano più resilienti di fronte alle sfide economiche e climatiche.
Ci sono poi ulteriori approfondimenti che rafforzano questa interpretazione, come lo studio “Aree interne tra deagrarizzazione e riagrarizzazione: giovani agricoltori e meccanismi di ritorno all’‘osso’ in Centro Sardegna”, che esplora il fenomeno della “riagrarizzazione”, il ritorno all’attività agricola in territori marginali da parte di giovani con percorsi di vita e formazione eterogenei. Si tratta di una tendenza in risposta alla crisi urbana e all’esigenza sempre maggiore di modelli di vita che privilegiano l’autonomia lavorativa, la sostenibilità ambientale e la ricostruzione di relazioni territoriali forti. Anche in questo contesto l’agronomo supporta i giovani imprenditori agricoli che interpretano l’agricoltura in chiave multifunzionale, integrando la valorizzazione di varietà autoctone, la trasformazione artigianale, l’agriturismo, l’ospitalità diffusa e l’educazione ambientale.
Politiche di Sviluppo e il Ruolo Strategico dell’Agronomo
Se ancora non basta possiamo parlare del rapporto di Catia Zumpano e Annalisa Del Prete per il CREA Politiche e Bioeconomia nell’ambito della Rete Rurale Nazionale (2024): questo report sottolinea l’importanza del turismo rurale come leva fondamentale per le politiche di sviluppo delle aree interne: il turismo rurale infatti è una componente strategica per l’economia e la società di queste aree ed è pienamente integrato e finanziato all’interno della Politica Agricola Comune (PAC) e dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR).
Nello stesso rapporto si evidenzia la necessità di creare delle sinergie tra turismo, agricoltura, cultura e servizi locali, attribuendo un ruolo fondamentale ai Gruppi di Azione Locale (GAL) nel promuovere progetti innovativi, ed ecco quindi nuovamente il ruolo centrale dell’agronomo, anche nelle politiche di sviluppo sociale: grazie alla sua visione olistica, infatti, può facilitare queste interazioni e sinergie trasformando le potenzialità del territorio in reali opportunità.
Un ulteriore e ultimo esempio? L’agriturismo Bergi a Castelbuono (PA), che integra una produzione agricola biologica con l’accoglienza e le attività didattiche: è un caso esemplare di come la multifunzionalità, guidata da una competenza agronomica, possa costruire modelli di economia rurale resilienti e innovativi. Grazie alla valorizzazione delle tradizioni locali, dei saperi antichi e della biodiversità territoriale, grazie all’adozione di pratiche sostenibili e alla partecipazione a reti di agricoltura sociale e solidale, la multifunzionalità si rivela capace non solo di aumentare la resilienza aziendale, ma anche di contribuire attivamente alla coesione comunitaria e all’attrattività turistica dei territori marginali.
Oltre la Produzione: Verso lo Sviluppo Rurale Integrato
Tutti questi studi e queste ricerche mettono in evidenza come lo sviluppo rurale sia un concetto ben più ampio del semplice sviluppo agricolo: non si tratta solo di un’attività produttiva, ma di uno spazio, quello rurale, in cui l’agricoltura è sì al centro del sistema socio-economico, ma è strettamente correlata anche ad altre attività, con funzioni e obiettivi diversi. In questo scenario tutte le componenti devono essere integrate e coordinate in un’ottica di sviluppo coerente, sostenibile e solidale.
Sarà ormai chiaro che è proprio l’agronomo il professionista che può occuparsi di integrare e coordinare questo sviluppo grazie alle sue competenze multidisciplinari nella gestione sostenibile delle risorse, nella progettazione di sistemi agroecologici e nello sviluppo di attività multifunzionali. Si tratta quindi della figura professionale che più facilmente può tradurre visioni accademiche e politiche in azioni concrete, che può guidare il recupero delle aree interne e promuovere un turismo rurale autentico, sostenibile e generatore di benessere per le comunità e per chiunque decida di esplorare il cuore più nascosto e vero dell’Italia.
Il futuro delle nostre aree rurali, dei nostri borghi e delle nostre tradizioni passa anche (e soprattutto) per la figura dell’agronomo. È un investimento prezioso per un’Italia più autentica, sostenibile e ricca di esperienze.
Nicolò Iacuzzi