Trasformare gli scarti in risorse: come gli agronomi rendono l’agricoltura più sostenibile

agricoltura sostenibile

Inquinamento, sprechi, scarti… queste parole evocano subito immagini di fabbriche grigie e fumose, di traffico congestionato, di rifiuti ammonticchiati in una discarica… non ci verrebbe mai in mente un campo coltivato! Eppure è indubbio: anche l’agricoltura produce scarti! Potature, bucce, foglie, residui di lavorazione… non ci pensiamo ma anche questi sono rifiuti, scarti. O meglio: lo erano fino a poco tempo fa. Oggi, grazie al lavoro di ricerca e innovazione guidato dagli agronomi, questi scarti possono trasformarsi in risorse preziose!

Parliamo della valorizzazione degli scarti agroindustriali, un approccio che non solo riduce l’impatto ambientale, ma rende l’agricoltura più efficiente, circolare e resiliente.

Dallo spreco al valore: una rivoluzione circolare
È facile immaginare come ogni anno il settore agroalimentare produca grandi quantità di residui: bucce di frutta, fondi di caffè, vinacce, potature, sottoprodotti della lavorazione ortofrutticola. Tutti materiali che, se non gestiti correttamente, possono diventare un problema ambientale piuttosto rilevante.

Ma c’è una buona notizia: con le tecnologie giuste e il supporto scientifico degli agronomi, questi scarti possono essere recuperati e trasformati in:

  • fertilizzanti organici, come compost o vermicompost;
  • materiali innovativi, come il biochar;
  • biostimolanti naturali, che migliorano la crescita delle piante;
  • fonti di energia rinnovabile, come il biogas.

È un perfetto esempio di economia circolare, dove nulla si butta e tutto può tornare utile, contribuendo a un’agricoltura più sostenibile.

Agronomi in prima linea: la conoscenza che fa la differenza
Come siamo arrivati a trasformare degli scarti in risorse? È stato possibile grazie all’importante lavoro svolto dagli agronomi. Sono infatti gli agronomi che si occupano di:

  • studiare le caratteristiche degli scarti per capire come riutilizzarli in modo sicuro;
  • progettare sistemi di compostaggio, digestione o estrazione;
  • valutare l’impatto dei prodotti ottenuti sul suolo, sulle piante e sull’ambiente;
  • consigliare le aziende agricole su come integrare queste pratiche nel lavoro quotidiano.

Chiunque sia interessato alla sostenibilità ambientale avrà visto o letto almeno un tutorial su come realizzare il compost dai propri scarti alimentari domestici, ma qui parliamo di qualcosa di molto diverso e di molto più complesso: a livello anche solo poco più che domestico (per non parlare dell’industria!) trasformare gli scarti è un’attività che non può essere improvvisata o effettuata per tentativi, ma deve invece essere svolta da professionisti competenti che abbiano scienza, esperienza e visione. Solo in questo modo i risultati
saranno validi, efficaci e davvero utili e positivi. In parole semplici: è necessario che di questa trasformazione si occupino gli agronomi.

Dalla ricerca al campo: casi concreti
Vediamo qualche esempio di come le ricerche e gli studi di agronomi professionisti possano essere concretamente utili. Un caso emblematico è il lavoro svolto dal team del progetto Agritech, e in particolare dallo Spoke 8, dedicato proprio alla sostenibilità ambientale e all’uso intelligente delle risorse.
Tra le attività più interessanti:

  • Compost da scarti della IV gamma (come insalate pronte): testato su lattughino e ravanello con ottimi risultati.
  • Digestato solido da reflui zootecnici (come quello della filiera bufalina): trasformato in vermicompost per fertilizzare in modo naturale.
  • Biochar da residui agricoli: un materiale ricco di carbonio che migliora la struttura del suolo, trattiene l’acqua e contribuisce a ridurre le emissioni di gas serra.
  • Compost tea: fertilizzante liquido ottenuto da macerazione di compost, utile in vivaio per pomodoro, peperone e melone.
  • Residui di larve di insetti: utilizzati come substrati innovativi per colture in serra.

In tutti questi casi, l’obiettivo è lo stesso: chiudere il ciclo dei materiali e ridurre la dipendenza da prodotti chimici e risorse non rinnovabili.

Il valore aggiunto per l’ambiente… e per le aziende
Per un’azienda del settore agroalimentare riutilizzare gli scarti significa:

  • ridurre i costi di smaltimento;
  • migliorare la fertilità del terreno in modo naturale;
  • ridurre l’uso di fertilizzanti chimici, spesso costosi e inquinanti;
  • ottenere prodotti agricoli più sostenibili;
  • valorizzare l’immagine aziendale in chiave green.

Sul medio-lungo termine tutto questo fa la differenza: non solo dal punto di vista strettamente economico ma, in un mondo in cui i consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità, anche sul mercato.

Il futuro dell’agricoltura è circolare
Oggi parlare di “rifiuti” in agricoltura è già superato. La sfida è riconoscere il potenziale degli scarti e sfruttarlo al meglio, e per farlo servono:

  • ricerca;
  • sperimentazione;
  • politiche pubbliche che incentivino l’innovazione;
  • e soprattutto… agronomi competenti, pronti ad accompagnare aziende e territori in questa trasformazione.

Il nostro obiettivo non deve essere solo produrre di più, ma produrre meglio, rispettando i cicli naturali e restituendo alla terra ciò che abbiamo preso.

L’agronomo è l’alleato invisibile di questa rivoluzione
Non tutti sanno quanto sia centrale il ruolo dell’agronomo nella transizione verso un’agricoltura sostenibile, ma ogni volta che un campo viene fertilizzato con compost anziché con azoto chimico, ogni volta che uno scarto diventa una risorsa, ogni volta che una coltura cresce grazie a un biostimolante naturale… dietro c’è il lavoro silenzioso, ma fondamentale, di un professionista che conosce la terra e guarda al futuro.

Domenico Ronga

 

*Questo articolo è una versione divulgativa basata su studi tecnici più approfonditi. Per entrare nel dettaglio scientifico, è possibile leggere l’articolo tecnico originale qui