Carlo Grignani: «Tradizione, motore o freno dell’innovazione?»

01/05/2018

Il Presidente Società Italiana di Agronomia in un articolo recentemente pubblicato su Terra e Vita indica la strada per risolvere il dilemma tra tradizione e innovazione in agricoltura. Riportiamo qui sotto il testo dell'articolo.

È più facile innovare nel settore delle automobili o in agricoltura? Tutti risponderemmo che l’innovazione nell’automobile è più veloce e remunerativa. Alcune cause sono ovvie: l’agricoltura offre produzioni a basso valore aggiunto, realtà imprenditoriali parcellizzate, scarsa specializzazione di ruoli nelle aziende, limitato accesso al credito e pochi giovani imprenditori. Ma un ulteriore fattore pesa molto: la propensione alla tradizione del cittadino medio quando è cliente del settore primario. Ecco il punto: la tradizione del consumatore è causa o effetto delle dinamiche di recepimento delle innovazioni in agricoltura? Si adotta un’innovazione quando un’impresa crea nuovi prodotti o introduce nuovi metodi di produzione o distribuzione. Le innovazioni radicali sono rare, quelle basate su piccoli, ma significativi passaggi per rendere più competitivo o efficace il settore produttivo sono più frequenti. In Italia, più che in altri grandi sistemi agricoli, l’innovazione vive questa difficoltà: da un lato esiste un mondo imprenditoriale di punta, con aziende aperte al digitale, all’automazione, all’adozione del meglio offerto dal miglioramento genetico vegetale e animale, delle più avanzate tecniche di lotta integrata o di meccanizzazione anche con risparmi energetici, dall’altro vi è la fatica e spesso l’impossibilità di raccontare tutto questo al consumatore.

L’ortaggio deve essere acquistabile a prezzi bassissimi, disponibile in ogni momento il consumatore ne abbia voglia, ma non può essere prodotto in una serra automatizzata. Il pane deve essere giustamente lievitato e il rapporto tra sofficità e crosta perfetto, ma le varietà di grano devono essere antiche. Dobbiamo lottare contro il latte che ci invade dall’estero, ma siamo sospettosi di vacche alimentate alla perfezione con metodi informatici di ottimizzazione della dieta o scelte con avanzati programmi di miglioramento genetico. Qualsiasi prodotto fitosanitario desertifica i suoli.

Eppure la tradizione è l’anima di ogni racconto sul cibo e di conseguenza resta la principale leva per conservare la qualità percepita dai consumatori e quindi garantire prezzi ancora capaci di remunerare il lavoro degli agricoltori Italiani.

Come risolvere quindi il dilemma tra tradizione e innovazione?

Alcune strade sembrano essere più importanti e dovrebbero essere percorse con impegno. La prima è quella di rilanciare la comunicazione, quale quella veicolata settimanalmente dalle riviste di settore quali Terra e Vita e prossimamente aiutandosi con il nuovo Portale “Conoscenza e Innovazione nel settore alimentare e Forestale” che sta per essere lanciato dal Mipaaf.

La seconda è un’alleanza più stretta tra ricerca e mondo operativo, per raccontare al meglio alla società che la tradizione del cibo sopravvive se le aziende si innovano.

E, infine, la terza è una collaborazione tra tutti i settori che interpretano i molti modi di fare agricoltura. Chi in chiave di intensificazione sostenibile, chi di tipicità dei prodotti o chi di filiere biologiche, nella consapevolezza che un sistema ricco di tradizioni come quello italiano può e deve ospitare variegate soluzioni volte tutte a rendere gli agricoltori innovatori e che la coesistenza di diverse forme di agricoltura favorisce il diffondersi delle innovazioni.

In fondo innovare un’automobile è più facile, ma innovare l’agricoltura è certamente molto più importante per il nostro futuro.

Carlo Grignani

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